sicurezza sul lavoro

Sicurezza sul lavoro. L’importanza delle motivazioni

Perché facciamo sicurezza sul lavoro? La domanda è tanto banale quanto non scontata sia nella sua formulazione che, soprattutto, nelle sue risposte.

Infatti, qualunque azienda esprime nei confronti di una domanda del genere risposte che sono in stretta connessione con il concetto di “cultura aziendale della sicurezza”. Ciò a maggior ragione in quella specifica forma di relazione che chiamiamo azienda. Ovvero un modo di percepire in modo collettivo alcuni valori, concetti e principi che si sostanziano nelle attività di tutti i giorni. Si tratta pertanto di un risultato generalmente condiviso, coerente pur nelle differenti visioni personali e in continua evoluzione.

Le motivazioni che portano alla sicurezza sul lavoro

Ogni azione svolta all’interno dell’azienda quindi risponde ad una logica precisa, anche se raramente essa appare percepibile agli stessi soggetti interni alla azienda stessa. Porsi la questione delle motivazioni alla sicurezza è una azione che, benché sia raramente compiuta in termini espliciti, costituisce un passaggio necessario. Infatti, ogni azione umana ha una sua spiegazione, che risiede principalmente nella comprensione del perché tale azione viene compiuta da un soggetto.

“Essere sicuri” non è una situazione statica. Si tratta infatti di un continuo processo decisionale di gestione del rischio. Stante ciò è necessario capire perché tali decisioni vengono prese ancor prima di chiedersi come le medesime decisioni vengono attuate.

Si tratta cioè di esplicitare uno sforzo di ricerca di significato. Da questo infatti è necessario partire nel momento in cui ci si pone di fronte alla questione sicurezza sul lavoro. L’intenzione è quella di capirne la natura profonda, non potendo tale necessità prescindere dalla visione che la azienda stessa attribuisce all’argomento.

Sarebbe bene quindi porre la domanda “Perché ci occupiamo di sicurezza?” ai vari soggetti che costituiscono una azienda. Dai datori di lavoro e dirigenti ai lavoratori e rappresentanti.

Passando per componenti del servizio prevenzione e protezione e medici competenti. Ognuno a questa domanda fornirebbe risposte diverse e articolate in vario modo. Tutte però saranno necessariamente una miscela di tre risposte base:

  • Si fa sicurezza per motivazioni etiche.
  • Le motivazioni che spingono a fare sicurezza sono di tipo legale.
  • Si fa sicurezza per motivazioni economiche.

Le tre risposte saranno sempre presenti, spesso con una diversa distribuzione di priorità, in qualsiasi gruppo a cui si ponga la domanda. Proviamo anzitutto ad approfondire queste componenti:

Si fa sicurezza sul lavoro per motivi etici

Si tratta della motivazione più alta, nobile, rassicurante. Evitare gli infortuni rappresenta un valore etico (cioè espresso dalla collettività) a cui aderisce il singolo valore morale (personale).

Si tratta di una motivazione che, quando sinceramente espressa e vissuta, ha tanti vantaggi. Consente infatti una vera adesione e disponibilità del soggetto alle iniziative di sicurezza. Infatti l’adesione ad esse si esprime a partire da elementi profondi.

Purtroppo, essendo elevata l’esigibilità sociale di tale affermazione. Non è raro, a tutti i livelli, registrare una affermazione di principio in tal senso. A questa però tuttavia non sempre risponde una altrettanto profonda convinzione.

Si fa sicurezza per motivi legali

Questa è certamente la motivazione più concretamente realistica. Ogni individuo agisce immerso in un reticolo di obblighi giuridici. Ovvero nella codifica pubblica e collettiva di comportamenti da censurare o da imporre.

Il rispetto di questi obblighi è di per sé un valore. Inoltre, spesso gli obblighi giuridici sono correlati con sanzioni di vario grado. Ciò è sicuramente vero per quanto attiene ad un argomento pesantemente normato come la sicurezza sul lavoro.

E’ percezione comune che non sia la stessa cosa se un comportamento venga sanzionato con una sanzione di tipo amministrativo oppure con una sanzione di tipo penale. Quindi sarebbe più corretto dire che si fa sicurezza perché il mancato adempimento comporta il rischio di una sanzione.

Questo elemento è di gran lunga più presente in quei contesti in cui il principale elemento di funzionamento è quello coercitivo. Sia a livello di nazione, ad esempio l’Italia ha una lunga tradizione in tal senso. Che a livello di semplice azienda, si pensi alle organizzazioni multinazionali. Queste sviluppano un complesso sistema di procedure, di audit, di rating e di sanzioni interne (detto “di comando e controllo”).

Tuttavia, la paura della sanzione comporta spesso una adesione alle prescrizioni di natura per lo più formale. Limitata allo stretto necessario. Oppure basata su ragionamenti cavillosi e depotenzianti gli effetti prevenzionistici.

Si fa sicurezza sul lavoro per motivi economici

E’ indubbio che fare sicurezza comporta dei costi evidenti sia in termini aziendali che personali: costi di struttura, di personale, di formazione, di attrezzature, di investimento. Costi legati alla fatica personale, all’impegno di tempo o di risorse intellettuali a livello personale. Tuttavia gli infortuni – ovvero il fallimento delle misure di prevenzione e di protezione – sono anch’essi un costo, anche se in questo caso più difficilmente misurabile.

Quindi, avendo consapevolezza anche di costi (diretti e indiretti) legati alla non-sicurezza. Questa affermazione, solo apparentemente fredda e cruda, ha il vantaggio di parlare un linguaggio facilmente comprensibile nelle aziende. Infatti la quantificazione economica è un linguaggio universale per definire e giustificare le scelte aziendali.

Come abbiamo detto, molto spesso le risposte saranno un mix delle tre componenti citate, con sfumature differenti a seconda delle persone e – anche – del ruolo aziendale ricoperto.

Conclusioni

Chiaramente poi le motivazioni alla sicurezza varieranno anche in funzione dei diversi ruoli ricoperti in azienda. Rinviamo ad un ulteriore articolo questo tipo di analisi. Riteniamo infatti che sia utile analizzare questi aspetti. Soprattutto per trarre utili informazioni sia sulla cultura della sicurezza presente, che sulle possibili iniziative di prevenzione da intraprendere. Vi suggeriamo come sempre a registrarvi alla nostra newsletter sicurezza sul lavoro per restare sempre aggiornati.