concetto di rischio

Concetto di rischio e natura dell’obbligo di valutazione

Continuiamo la nostra indagine sulla sicurezza cercando di riflettere sul concetto di rischio. Consideriamo che in ogni organizzazione si opera all’interno di una rete di significati e di percezioni. Spesso questi non sono evidenti neppure a chi vi si trova, per l’appunto, immerso.

Sicurezza nei luoghi di lavoro e concetto di rischio

Il bisogno di sentirsi sicuro è innato ed istintivo nell’uomo. Tuttavia definire con esattezza l’idea di “sicurezza” è un esercizio notevolmente complesso. Il concetto di sicurezza si definisce infatti più facilmente tramite la sua assenza o mancanza piuttosto che con la sua presenza.

Infortuni, incidenti, eventi avversi sono facili da riconoscere e individuare. Sembra invece molto difficoltoso concepire le condizioni in cui essi non si presentano, al punto che qualcuno è arrivato a definire la sicurezza come un “non evento dinamico”.

Senza addentrarci in analisi etimologiche o storiche, è sufficiente ricordare come il concetto di sicurezza sia strettamente interconnesso con il concetto di rischio. Più precisamente, di assenza di rischio. A sua volta il rischio è correlato ad un processo decisionale, ovvero alla attività di “scelta in condizioni di incertezza”.

Infine, è necessario distinguere tra le parole rischio e pericolo. Infatti, anche se spesso nella lingua comune vengono usati indifferentemente, questi due termini hanno infatti due significati distinti.

Mentre il pericolo costituisce “una proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni”. Ovvero una condizione oggettiva (ad esempio la presenza in un dato locale di una rete di distribuzione di vapore).

Volendo dare una definizione di rischio possiamo fare riferimento alla normativa. Questo costituisce la probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente. Ovvero alla loro combinazione. Stiamo cioè parlando di un danno alla salute o comunque di possibili lesioni o danni.

Cioè una combinazione di probabilità e di gravità del danno effettivo: ad esempio che qualcuno si ustioni toccando l’esterno della tubazione contenente vapore. In quanto tale quindi risente della componente soggettiva. In altre parole una situazione di pericolo rimane tale anche se cambiano le persone ad essa esposte. Poiché non è possibile eliminare tutte le fonti di pericolo, il rischio zero non esiste.

Cosa vuol dire “essere sicuri” ?

Quindi “essere sicuri” significa agire in sicurezza, compiere l’azione giusta. D’accordo, ma qual’è l’azione giusta? E soprattutto, se risulta piuttosto facile individuare l’azione giusta sopo un evento, come poterlo fare prima di poter verificare i suoi effetti? E’ evidente quindi che il concetto di rischio implica una dimensione soggettiva.

Questo spiega perché le ambizioni di intervenire nel campo della sicurezza soltanto con la componente oggettiva saranno invariabilmente destinate al fallimento in termini prestazionali.

Infatti la dimensione oggettiva attiene al pericolo, non già al rischio. E se desideriamo intervenire nella dimensione del rischio, dobbiamo per forza di cose includere nello spettro degli interventi la componente soggettiva, la componente umana.

Significa cioè mettere in campo una strategia che accanto ad azioni preventive di tipo oggettivo preveda anche idonee azioni sul piano soggettivo. Ad esempio bisogna andare oltre l’attuazione di interventi di natura tecnica. Quali ad esempio, indossare idonei Dispositivi di Protezione Individuale o sostituire ciò che è pericoloso con ciò che lo è meno.

Cioè bisogna essere in grado di agire, ad esempio, sulla percezione del rischio. Ad esempio erogando formazione orientata alla percezione del rischio. Realizzando così interventi idonei ad interpretare correttamente i differenti ruoli aziendali, attuando azioni di sensibilizzazione. Insomma, poiché il rischio zero non esiste, la sicurezza non è assenza di rischio, bensì gestione del rischio.

La sicurezza sul lavoro, in questo quadro, deve assumere inevitabilmente una valenza assai più ampia e articolata. Non ci si può limitare solo ad adempimenti di natura tecnica o normativa, né ad azioni proprie soltanto di alcune funzioni o professionalità. Essa deve tendere a permeare di sé l’intero processo, attraversando per così dire l’intero ventaglio delle decisioni aziendali. Infatti è attraverso questo che si esplica la gestione di tutto il processo aziendale.

Concetto di rischio e sicurezza a 360°

Secondo questa visione, quindi, la costruzione collettiva di significato sul tema della sicurezza è il primo mattone di un edificio basato sulla relazione sociale. Questa sfocia, in ultima analisi, in quello che individueremo come “cultura della sicurezza”.

Pertanto, la ricerca del significato del concetto di sicurezza può utilmente partire da un punto. Cioè dalla disamina delle motivazioni che spingono i diversi attori presenti nella organizzazione aziendale ad affrontare il tema della sicurezza sul lavoro.

Natura dell’obbligo di valutazione dei rischi

Il datore di lavoro in quanto soggetto gravato dell’obbligo di garantire la tutela dell’integrità psico-fisica del lavoratore (art. 2087 c.c.) è tenuto ad adottare le misure di prevenzione e di protezione idonee a prevenire gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Tenendo chiaramente conto della particolarità del lavoro, del progresso tecnico e dell’esperienza.

Si tratta, a dire il vero, di una obbligazione di tipo contrattuale che il Dlgs 626/1994 prima e il Dlgs 81/2008 poi hanno completamente riformato. E’ stato enfatizzato in particolare il dovere della valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

La valutazione dei rischi rappresenta, quindi, uno degli obblighi non delegabili. E’ una di quelle cose fondamentali per il datore di lavoro che deve adempiere in collaborazione con le altre figure della prevenzione previste dal D.Lgs n. 81/2008.

Si tratta, quindi, di un vero e proprio processo, che il datore di lavoro deve promuovere, attuare e revisionare continuamente. Gli esiti e le conseguenti misure di prevenzione e protezione adottate sono poi documentati dal documento di valutazione dei rischi (DVR) per il quale l’art. 28, c. 2, del Dlgs 81/2008 stabilisce il contenuto minimo.

Il datore di lavoro nel valutare i rischi e redigere il DVR dovrà tenere conto, in particolare, delle definizioni di “valutazione” e “pericolo” e del concetto di rischio. Oltre a ciò bisognerà considerare le misure generali di tutela. I vincoli posti dall’oggetto della valutazione dei rischi, dall’obbligo del conferimento della cosiddetta “data certa” al DVR. Ancora, dei criteri di valutazione previsti per specifici rischi e delle altre disposizioni in materia.

Conclusioni

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