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Attività produttive e covid-19: c’è intesa con i sindacati

Rivisto l’elenco delle attività produttive che resteranno aperte. Una riunione fiume nella notte di martedì e una molto più breve a mezzogiorno di ieri per arrivare all’intesa. Il governo e i sindacati hanno trovato l’accordo per decidere quali aziende essenziali potranno beneficiare della deroga allo stop dell’attività produttiva previsto dalle misure urgenti per combattere il contagio del coronavirus.

Le parti sociali chiedevano di ridurre il numero dei comparti e dei lavoratori impegnati a garantire la produzione solo dei beni essenziali durante questa fase di emergenza coronavirus.

Si è portato avanti un grande lavoro comune e ottenuto un ottimo risultato nella direzione di tutelare la salute di tutti i lavoratori e di tutti i cittadini. Abbiamo rivisitato l’elenco delle attività produttive indispensabili, in modo da garantire la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici negli ambienti di lavoro. Tolto dall’elenco tutto ciò che non era essenziale, visto il momento difficile che stiamo vivendo”, scrivono in una nota unitaria Cgil, Cisl e Uil.

Le novità sono contenute nell’allegato del decreto ministeriale. E’ infatti arrivata la nuova lista delle attività essenziali. Essa corregge e integra il Dpcm del 22 marzo, del ministero dello Sviluppo economico e del ministero dell’Economia.

Fa scattare da oggi la sospensione di attività per le produzioni non contenute nell’allegato al Dpcm. Mentre dal 28 marzo dovranno essere chiuse le attività non consentite dal nuovo allegato al decreto ministeriale.

L’accordo raggiunto e le attività produttive

I prefetti, spiegano sempre le parti sociali, “dovranno coinvolgere le organizzazioni territoriali per l’autocertificazione delle attività delle imprese che svolgono attività funzionali ad assicurare la continuità delle filiere essenziali”. Anche il Ministro della Difesa, dicono i sindacati “si è impegnato a diminuire la produzione nel settore militare. Salvaguardando solo le attività indispensabili”. Ancora, il Ministro Patuanelli si è “impegnato a incontrare specifici settori in cui sono emerse particolari difficoltà nell’attuazione del Protocollo”.

Da parte del governo comunque si procederà a monitorare congiuntamente con il sindacato l’applicazione sia di quanto concordato ieri mattina. Nonché del Protocollo sulla sicurezza.

Invece i sindacati di categoria e territoriali e le Rsu vigileranno per la loro puntuale applicazione. Il tavolo tra i rappresentanti dei lavoratori e l’esecutivo, finito a notte fonda, è ripreso alle 12 di ieri e si è concluso solo un’ora dopo.

“Positivi i risultati”, ha subito twittato la Cgil. “Molte delle nostre richieste sono state accolte. L’elenco Ateco delle attività produttive è stato modificato. Attendiamo ora il testo scritto del relativo decreto ministeriale”, aveva detto in mattinata il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo.

“Abbiamo anche ottenuto – ha aggiunto – che i Prefetti consultino in via preventiva le Organizzazioni sindacali per definire quali imprese. Pur non essendo incluse nell’elenco del Dpcm. Svolgono attività funzionali ad assicurare la continuità delle filiere essenziali”, ha precisato Barbagallo.

I metalmeccanici scioperano

Martedì Giuseppe Conte aveva detto in conferenza stampa che “sulle attività produttive” da tenere aperte l’esecutivo stava ancora lavorando insieme ai sindacati. Per questo motivo il premier si auspicava che gli scioperi annuciati non fossero messi in atto. I metalmeccanici e i rappresentanti dei settori chimico e tessile, però, hanno mantenuto la promessa. Ieri in tanti hanno scioperato per 8 ore sia in Lombardia che nel Lazio.

Numeri in linea con tutti i precedenti scioperi unitari. Dicono i sindacati. Con una forbice che va dal 60% al 90% a seconda delle peculiarità delle varie province.

Considerato anche l’alto tasso di assenteismo.I lavoratori in smart working. Le fermate e riduzioni produttive già concordate nelle scorse settimane dai nostri delegati.

Nella mattinata di ieri, invece, Federazione Gestori Impianti Carburanti e Affini ha fatto sapere invece in una nota che “non è mai stato proclamato alcuno sciopero dei benzinai, né c’è stata l’intenzione di farlo. Noi siamo impegnati a rimanere aperti e a mantenere il servizio ma rischiamo di chiudere per mancanza di liquidità e quindi di prodotto”. Nel pomeriggio Patuanelli ha convocato una conference call con i presidenti delle associazioni di categoria dei distributori di carburanti.

L’incontro fiume

L’accordo tra rappresentanti dei lavoratori e l’esecutivo è maturato già nella notte del 24 marzo. Alla fine dell’incontro fiume con Patuanelli: “Stiamo ascoltando le istanze dei sindacati”, ha detto in serata il premier Giuseppe Conte al Tg5. ”Però bisogna comprendere che è una fase difficile”.

Secondo i rappresentanti dei lavoratori, nella lista delle attività produttive essenziali da tenere aperte, ne sarebbero state inserite alcune non necessarie su pressione di Confindustria. “Distinguere attività essenziali e non essenziali”, è la spiegazione del premier, “non si è mai fatto. Confido che anche i sindacati potranno convenire sulle scelte del governo” anche se alcune modifiche “si potranno fare. I sindacati troveranno sempre a Chigi una porta aperta, li stiamo ancora ascoltando“.

Il Garante della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali ha invitato le stesse organizzazioni sindacali a revocare subito l’astensione. Ha ribadito infatti il fermo invito fino al 30 marzo 2020 a non effettuare scioperi che coinvolgano i servizi pubblici essenziali. Ciò perché rischiano di aggravare la condizione dei cittadini durante l’attuale stato di emergenza.