decessi covid

Decessi Covid, come si calcola la mortalità?

Uno zoom sui decessi da Covid e su come questi vengono raccolti e definiti. Vediamo insieme le informazioni dell’ Istituto Superiore di Sanità.

Da febbraio 2020 a dicembre 2020. Cioè dall’ inizio della pandemia, in particolare nel trimestre ottobre dicembre, quanti sono stati i decessi di persone? In particolare quanti sono i pazienti deceduti positivi? Quale era la loro età media ed età mediana?

Come vengono raccolti i dati dei casi di Covid nel sistema di sorveglianza dell’ISS?

Il Sistema di Sorveglianza dell’ISS rileva i pazienti positivi sulla base di tampone molecolare all’infezione da SARS-CoV-2 diagnosticati sul territorio Italiano.  I dati vengono inviati e validati dalle 19 Regioni e 2 Province Autonome al Sistema di Sorveglianza dell’ISS che produce le statistiche nazionali.  Il sistema oltre a misurare l’incidenza di diffusione della malattia raccoglie anche i dati sui decessi Covid.

Come si definiscono i decessi dovuti al Covid?

Nel riportare i decessi Covid sul Sistema di Sorveglianza, l’ISS suggerisce di seguire le indicazioni di ECDC e OMS per identificare i decessi associati a Covid-19. Queste indicazioni fanno parte di un Rapporto sulla definizione, certificazione e classificazione delle cause di morte per Covid. Esso contiene le indicazioni per la definizione di un decesso come dovuto a Covid-19 e per compilazione dei certificati di morte.

Come posso essere sicuro che la morte sia causata dal Covid-19 e non da un’altra patologia?

I criteri per definire un decesso per COVID sono indicati nel rapporto sopracitato e comprendono:

  • Decesso occorso in un paziente definibile come caso confermato microbiologicamente (tampone molecolare) di Covid
  • Presenza di un quadro clinico e strumentale suggestivo di Covid-19
  • Assenza di una chiara causa di morte diversa dal Covid-19
  • Assenza di periodo di recupero clinico completo tra la malattia e il decesso.

Se la morte è causata da un evento non immediatamente riconducibile al Covid-19, ad esempio un infarto, ma il soggetto è positivo, come deve essere classificato il decesso?

La positività al Sars-Cov-2 non è sufficiente per considerare il decesso come dovuto al Covid. E’ necessaria la presenza di tutte le condizioni sopra menzionate, inclusa l’assenza di chiara altra causa di morte.

Si precisa però che non si considerano tra le chiare cause di morte diverse da Covid le patologie pre-esistenti. Le quali possono aver favorito o predisposto ad un decorso negativo dell’infezione.

Sono da considerarsi cause di morte associate a Covid-19 le complicazioni o gli esiti collegati a patologie pre-esistenti che possono aver favorito. Ovvero predisposto ad un decorso negativo un paziente con quadro clinico compatibile con Covid-19.

Nel caso specifico, se l’infarto avviene in un paziente cardiopatico con una polmonite Covid-19, è ipotizzabile che l’infarto rappresenti una complicanza del Covid-19.

Quindi il decesso deve essere classificato come dovuto a Covid-19. Se l’infarto avviene in un paziente che non ha un quadro clinico compatibile con Covid-19. Il decesso non deve essere classificato come dovuto a tale condizione.

I dati sui decessi in Italia sono sovrastimati?

No, è probabile anzi che siano sottostimati nei mesi di marzo e aprile. In questo periodo molti pazienti sono deceduti senza essere testati e perciò le loro informazioni non sono state inserite nel Sistema di Sorveglianza.

La stima fatta nel rapporto congiunto ISS-Istat sull’eccesso di mortalità è che nei mesi di marzo e aprile i decessi legati in maniera diretta. Ovvero indiretta, al Covid-19, siano circa il doppio rispetto a quelli misurati nel Sistema di Sorveglianza.

Questa sottostima dei decessi si è comunque molto ridotta e quasi azzerata da maggio fino a fine estate.  Nei mesi più recenti i Sistemi di Sorveglianza stanno osservando un nuovo aumento dei decessi. A breve sarà possibile valutare un eventuale eccesso di mortalità nei mesi autunnali/invernali tramite il confronto con i dati di mortalità Istat.

Quindi tutti i decessi riportati al Sistema di Sorveglianza sono causati dal Covid?

Un’analisi dei certificati di decesso, svolta congiuntamente da ISS e Istat. Ha mostrato che il Covid-19 è la causa direttamente responsabile della morte nell’89% dei decessi raccolti nel Sistema di Sorveglianza.

Quindi in circa 9 casi su 10 dei deceduti censiti. Questa analisi includeva i deceduti del periodo marzo-maggio e un’analisi aggiornata di tali dati è attualmente in corso di svolgimento.

Letalità: cosa è? E’ un indice affidabile?

La letalità indica la proporzione di deceduti tra i malati di una certa patologia. E’ espressa come il rapporto tra numero di decessi e numero di casi diagnosticati con una certa patologia.

Nel caso dell’infezione da SARS-CoV-2, un documento dell’OMS (Scientific Brief del 4 agosto 2020) indica che l’indice di letalità può essere un parametro fuorviante. Ciò soprattutto quando viene utilizzato per paragonare diversi Paesi. Il documento riporta che i Paesi sono difficili da confrontare per una serie di ragioni.

Possono essere più o meno propensi e capaci a rilevare tutte le infezioni da SARS-CoV-2. Nonché segnalare tutti i decessi associati a Covid. In particolare, i Paesi potrebbero utilizzare definizioni di casi e strategie di test diverse.

Ovvero conteggiare i casi in modo diverso (ad esempio, con casi lievi non testati o conteggiati). Si segnala inoltre che il profilo dei pazienti (ad esempio età, sesso, etnia e comorbidità sottostanti) può variare da Paese a Paese. Questo potrebbe spiegare parte delle differenze.

Altre indicazioni

In particolare si sottolinea che l’Italia è uno dei Paesi con più alto indice di vecchiaia. Questo spiega gran parte delle differenze con gli altri Paesi europei. Le differenze tra Paesi nell’indice di letalità si spiegano parzialmente con le tempistiche con cui avviene la segnalazione dei decessi. Pertanto non si può escludere che in altri Paesi la letalità possa essere sottostimata.

L’ISS aveva segnalato queste criticità legate all’uso dell’indice di letalità in una pubblicazione internazionale nel mese di Marzo 2020. È da tenere presente infine che anche l’andamento temporale della letalità nel nostro Paese va interpretato con cautela.

La progressiva espansione della capacità diagnostica durante il corso dell’epidemia ha portato a un incremento della quota di casi asintomatici. Ovvero paucisintomatici identificati e notificati al Sistema di Sorveglianza. Questo si è tradotto in un decremento della letalità nel tempo del quale occorre tener conto quando si interpreta il trend.

Quindi come si può stimare l’impatto del Covid sui decessi?

Una delle strategie più efficaci per misurare l’impatto del Covid-19 sui decessi è quello di misurare l’eccesso di mortalità. Vale a dire quanti morti in più ci sono stati nel Paese rispetto agli anni precedenti.

Questo eccesso di mortalità viene solitamente espresso come una percentuale. Quanto percentualmente sono aumentati i decessi per tutte le cause nel paese rispetto agli anni precedenti.

L’eccesso di mortalità può fornire un’indicazione dell’impatto complessivo del Covid-19. Non solo tenendo conto dei i decessi attribuiti direttamente a Covid-19. Bensì anche quelli che possono essere persi o indirettamente collegati. Come i decessi causati da un trattamento ritardato o mancato a causa di un sistema sanitario sovraccarico.

Quale è l’eccesso di mortalità rispetto agli anni scorsi in Italia e negli altri Paesi Europei?

Un rapporto dell’OCSE ha analizzato l’eccesso di mortalità. Vale a dire l’aumento del numero dei decessi rispetto agli anni precedenti.

In alcuni Paesi Europei in un periodo di 10 settimane da Marzo in poi. Questo rapporto ha mostrato che il numero totale di decessi registrati in Spagna ha registrato un aumento del 61%. Ciò rispetto al numero di decessi registrati in media nello stesso periodo nei 5 anni precedenti.

Il Regno Unito ha registrato il 56% di morti in più rispetto agli anni precedenti. Italia e Belgio hanno registrato aumenti del 40%. Germania, Danimarca e Norvegia hanno riportato circa il 5% di decessi aggiuntivi in ​​un periodo di 10 settimane.

L’OCSE sottolinea tuttavia che questi dati vanno interpretati con cautela. Questo perché la prima fase dell’epidemia è variabile da Paese a Paese e pertanto un periodo di osservazione più lungo sia necessario per interpretare i dati.

La terapia

L’ età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 è 80 anni. L’ età mediana dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 è più alta pari a 82 anni .

La terapia antibiotica è stata comunemente utilizzata nel corso del ricovero (86,5% dei casi). Meno usata quella antivirale (58,8%). Più raramente la terapia steroidea (42,5%).

Il comune utilizzo di terapia antibiotica può essere spiegato dalla presenza di sovrainfezioni. Ovvero è compatibile con inizio terapia empirica in pazienti con polmonite, in attesa di conferma laboratoristica di COVID-19.

In 1081 casi (26,2%) sono state utilizzate tutte e tre le terapie. Al 4,6% dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 è stato somministrato Tocilizumab.