riapertura attività

Riapertura attività. Da ATS una guida post emergenza

Pubblicata una guida alla riapertura delle attività post emergenza COVID-19. Analizziamo oggi un documento prodotto dall’ATS della Regione Lombardia e disponibile sul relativo sito web on line.

Il documento nasce nell’ambito delle attività di assistenza alle aziende ed ai lavoratori proprie dei Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro delle ATS.

La guida ATS Brianza per la riapertura delle attività nella fase 2

La guida regionale, aggiornata al 9 maggio 2020, si propone tre obiettivi:

  • Fornire un quadro aggiornato sulle indicazioni delle Autorità Sanitarie, che si ritiene si susseguiranno molto velocemente e con modifiche anche sostanziali di prescrizioni;
  • Rispondere ai quesiti più comuni. Evitando comunque di introdurre elementi di ulteriore confusione laddove vi siano aspetti di ambiguità e/o eccessiva discrezionalità nella valutazione della norma. Limitandosi ad illustrare con la maggiore semplicità di linguaggio possibile quanto indicato dal legislatore;
  • Fornire recapiti e informazioni sulle modalità gestionali proprie di ATS Brianza per i servizi posti a disposizione dei cittadini. Nonché dei lavoratori e delle aziende. In merito alla gestione della emergenza Covid-19.

Si sottolinea che le indicazioni fornite dall’ATS Brianza nel documento riguardano solo aspetti di gestione per l’applicazione delle direttive nazionali e regionali nel territorio di ATS.

Il documento fa poi anche un utile riepilogo della normativa nazionale, di quella regionale e dei vari protocolli generali. A partire dal “Protocollo condiviso” aggiornato il 24 aprile. Nonché di protocolli specifici di settore.

Le azioni preparatorie nelle aziende per la riapertura delle attività

Il documento riporta un ampio ventaglio di azioni preparatorie all’interno dell’azienda per la riapertura delle attività. Ne riprendiamo alcune di seguito:

Analisi del lavoro attuale e sua rispondenza alle misure previste dai DPCM e dal Protocollo condiviso del 14 marzo 2020 e integrazione del 24 aprile 2020

Il protocollo condiviso contiene un elenco di misure che possono impattare in maniera assai rilevante sulla usuale gestione dell’attività aziendale. Richiedono ad esempio una nuova impostazione del lay-out con distanziamento delle postazioni di lavoro. L’impostazione dell’attività su turni anziché su lavoro a giornata. Questo solo per citare alcuni esempi.

Analisi delle eventuali situazioni di interferenza tra imprese differenti e programmazione delle strategie da adottare

Per la riapertura delle attività. Nel caso di presenza di più imprese differenti. Nella valutazione dei rischi da interferenze già previsti ai sensi del D.Lgs 81/2008. Nonché nella conseguente gestione tra imprese nella preparazione degli interventi di prevenzione e protezione.

Occorre tenere presenti anche i contenuti del protocollo condiviso e adattare ad ogni situazione le misure per contenere la diffusione del virus. Ad esempio organizzando laddove possibile l’attività per fasi eseguite dalle diverse imprese in tempi successivi. Ciò al fine di evitarne la presenza sul luogo di lavoro nel medesimo tempo.

L’azienda committente è inoltre tenuta a dare, all’impresa appaltatrice, completa informativa dei contenuti del Protocollo aziendale. Deve vigilare affinché i lavoratori della stessa. Ovvero delle aziende terze che operano a qualunque titolo nel perimetro aziendale. Ne rispettino integralmente le disposizioni.

Verifica della necessità di integrare la dotazione degli strumenti e dei dispositivi di protezione personale e collettiva ai fini del contenimento del contagio

Premesso che la principale misura di contenimento prevista dai protocolli di sicurezza anti-contagio è il rispetto della distanza di un metro. Pertanto il datore di lavoro deve valutare.

Nonché attuare soluzioni gestionali che ne consentano l’applicazione. Laddove non fosse possibile. In relazione alle lavorazioni da eseguire, rispettare la distanza devono essere adottati strumenti di protezione personale.

A tale proposito. Mentre nelle attività sanitarie le specifiche dei DPI da utilizzare nei diversi contesti di lavoro sono indicate nel Rapporto ISS COVID-19 n. 2/2020.

Per quanto riguarda i lavoratori in genere, e quindi la riapertura delle attività più varie. Fatto salvo l’obbligo di fornitura ed utilizzo dei DPI fissati a seguito della valutazione dei rischi per i rischi specifici dell’azienda.

In ciò compreso l’eventuale rischio biologico. Si deve fare riferimento al Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, che all’art. 16 comma 1 stabilisce che per i lavoratori che nello svolgimento della loro attività non possono mantenere la distanza di un metro.

Sono considerati dispositivi di protezione (DPI) le mascherine chirurgiche reperibili in commercio. Il cui uso è disciplinato dall’articolo 34, comma 3 del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9.

Il comma 2 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 stabilisce inoltre. Sempre fino al termine del periodo emergenziale. Che gli individui presenti sull’intero territorio nazionale possono usare mascherine filtranti prive di marchio CE. Ovvero prodotte in deroga alla norma sull’immissione in commercio.

Valutazione dei controlli e delle verifiche necessarie per la ripresa in sicurezza dell’attività sui rischi specifici dell’ambiente di lavoro

La necessità di assicurare adeguate misure di contenimento della diffusione del virus Covid-19. Non fa venir meno gli obblighi di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori previsti dal D.Lgs 81/2008. Questi non possono in alcun modo essere derogati.

E’ pertanto necessario assicurarsi, prima della riapertura delle attività, che la stessa avvenga in condizioni di rispetto della norma. Ad esempio, accertandosi che le attrezzature soggette a verifica periodica siano state sottoposte ai controlli necessari.

Occorre verificare la corretta funzionalità dei dispositivi di protezione sulle attrezzature di lavoro. E’ necessario verificare l’efficienza dei dispositivi di protezione collettiva.

Effettuare gli interventi di manutenzione programmata in scadenza nel periodo di fermo e non ancora effettuati. Bisogna accertarsi della disponibilità in quantità adeguata dei DPI richiesti a seguito della valutazione dei rischi ecc.

Rimandiamo alla lettura integrale delle indicazioni per le altre azioni preparatorie che riepiloghiamo:

  • Costituzione di un gruppo di gestione per la valutazione, applicazione e verifica delle misure di contenimento
  • Comportamenti da adottare in caso di difficoltà di fornitura dei DPI e loro conseguente carenza/assenza
  • Analisi degli eventuali adempimenti in scadenza (per es. formazione obbligatoria, sorveglianza sanitaria periodica, riunione periodica, ecc) e relativo piano d’azione
  • Intervento di pulizia e/o sanificazione preliminare degli ambienti di lavoro
  • Check list di verifica interna

Le misure previste per gli enti pubblici

Riprendiamo, in conclusione, alcune delle misure previste per specifici settori di attività e ci soffermiamo su quanto indicato nella guida riguardo agli enti pubblici.

Per la riapertura delle attività si indica che le misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Sars-CoV-2 nel settore pubblico. Sono state tra le prime ad essere emanate dal Ministro con le direttive n. 1 del 25 febbraio 2020 e n. 2 del 12 marzo 2020.

Nonché con le circolari n.1. del 4 marzo 2020 e n. 2 del 1° aprile 2020. In tal senso il Protocollo di accordo del 3 aprile 2020 sottoscritto tra il Ministro e gli enti sindacali ribadisce quanto già previsto.

Nonché in linea con il protocollo condiviso del 14 marzo 2020. Tra cui come misure peculiari si possono evidenziare:

  • L’ordinario svolgimento dell’attività in modalità agile;
  • La modulazione della gestione del lavoro e degli uffici. Andando a ridurre la presenza di personale e utenza. Mettendo in piedi piani di turnazione/rotazione e scaglionamento degli orari di ingresso e uscita. Ciò per garantire un contingente minimo di personale da porre a presidio di ciascun ufficio;
  • Lo svolgimento delle attività e servizi non prorogabili attraverso servizi informatici o telefonici oppure. Laddove non possibile. Con appuntamenti cadenzati in sede previa la dotazione al personale di adeguati DPI;
  • Il collocamento di parte del personale in attività di formazione in remoto;
  • L’esenzione di parte del personale quale extrema ratio nel caso in cui sia verificata la non praticabilità di soluzioni alternative quali lavoro agile, congedi, ferie pregresse ecc.”.

Segnaliamo che il documento regionale oltre a riportare in generale le misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del COVID-19 in ambiente di lavoro. Nonché le indicazioni operative per il territorio dell’ATS Brianza. Si sofferma anche sulle misure previste per le strutture sanitarie e sociosanitarie. Per i trasporti, per l’edilizia e per gli esercizi commerciali.

Clicca sul pulsante di seguito per scaricare la guida. Concludiamo come sempre invitandovi a registrarvi alla nostra newsletter sicurezza per rimanere sempre aggiornati sulle varie attività e novità.